venerdì 20 novembre 2009

Il Maxxi(bon) e il Maalox


Wow. Hanno presentato il Maxxi. Vuoto, bello, pulito, filante come solo la Hadid sa fare. Un edificio che potrà essere un vanto per la capitale e pure per il Bel Paese. Spero che sia funzionale, ben oltre la prima impressione che se ne ricava - almeno dalle foto disponibili - di un contenitore meraviglioso ma forse troppo chiacchierone, che ruba la parola all’arte e alle opere anziché starsene un po’ zitto per essere di servizio. Una bella serva padrona, insomma, non facile da domare.
Non vorrei che fosse un museo koolhaassiano, da fuck the contest, non tanto in senso urbanistico quanto piuttosto per quello che ospiterà, cioè pezzi d’arte contemporanea. Lo vedremo all’apertura, tra qualche mese. E speriamo che sia un Maxxibon, e che non ci serva il Maalox per digerirlo…

mercoledì 18 novembre 2009

Minacce ad arte


Mai avrei detto di giungere a questo punto. Sono stato minacciato da un artista. Ho ricevuto una busta contenente un foglio trasparente sul quale - con lettere ritagliate con le forbici incollate sul foglio a mo' di collage - c'è una scritta che mi intima di organizzare velocemente una mostra di Matteo Attruia.Conosco l'artista, è un ragazzo cazzuto: è un'operazione di mail art e di arte relazionale. La mala ovviamente non centra. La lettera la hanno ricevuti galleristi, curatori e critici. A volte è un piacere anche essere minacciati, ma nella paura meglio darsi da fare...

lunedì 16 novembre 2009

Abbado+Mahler=Beuys


“Rock and Roll Stops the Traffic” scriveva con lo spray - ai tempi di Rattle and Hum - Bono degli U2. Ma che vadano a farsi fottere lui e tutta la gracchiante mitologia rockettara a buon mercato. Molto meglio Abbado e Mahler. Che qualcosa di buono, in una città (tra l’altro proprio Milano), lo fanno veramente.Il grande direttore d’orchestra ha infatti chiesto ed ottenuto, come suo cachet per i concerti con l’Orchestra della Scala, che l’amministrazione comunale meneghina piantasse degli alberi nel centro della città. Ne ha chiesti novantamila (cifra di dimensioni bibliche), per il momento saranno solo un centinaio, secondo quanto anticipato da Repubblica in un’intervista. Ovviamente la speranza è che l’iniziativa continui, oltre l’effetto annuncio, come è capitato a Kassel con le 7000 Eichen di Beuys.Personalmente non nutro grandi aspettative dagli amministratori pubblici milanesi, ma il Mahler di Abbado potrebbe fare miracoli.

venerdì 6 novembre 2009

Art(bell)issima e i culi in più

Non c’è che dire, quest’edizione di Artissima rasenta l’eccellenza. Gallerie di ricerca, ma soprattutto opere davvero significative, che sono poi il fattore discriminante. Ma anche il taglio curatoriale dato è ancora più affilato: sono poche le gallerie che lavorano con artisti già ampiamente storicizzati e molte invece quelle che presentano la punta estrema del contemporaneo (sarei curioso di sapere la media dell’età degli artisti). La città poi offre iniziative a raffica, con la grande novità della collaborazione con i teatri, oltre a quelle delle fondazioni e dei musei.Un’Artissima però che è sempre più istituzionale, più festival, e quindi sempre meno fiera. Le parole del direttore Bellini - ma anche dei soggetti politici, istituzionali e del mondo del credito presenti alla conferenza stampa - hanno sottolineato proprio la volontà di farne un evento culturale, di promozione del territorio. E il mercato ci chiediamo? Chissenefrega! Pagano gli sponsor e il settore pubblico…Una nota stonata e di cattivo gusto? Che ci fanno le ragazze discinte che portano in giro volantini per i padiglioni? Non siamo mica a Palazzo Grazioli!

mercoledì 4 novembre 2009

La fiera -issima


Artissima è la fiera figa del Bel Paese, quella forse in cui si va per vedere più che per comprare (per i collezionisti), o forse per esserci (per i galleristi italiani, vista pure la grande quantità di soggetti istituzionali presenti nel territorio). Talvolta si ha sensazione che questo sia il salotto buono in cui si vede il meglio che c'è da noi. Ma non è così, o quanto meno non in tutto.Troppa della pittura italiana, quella buona e con un tasso di innovazione rilevante - per capirci non quella marchettara che era al Padiglione Italia - è stata esclusa dalle precedenti edizioni, a favore di una tendenza neo-concettuale forse più chic. Giovedì vedremo se sarà ancora così. Per il resto, tra iniziative off ed una città che reagisce meravigliosamente, sarà un successo.

lunedì 2 novembre 2009

Ammazziamoli 'sti vecchi, per piacere

Oggi ho visto cinque minuti di pomeriggio televisivo di Rai Uno e ho avuto i brividi, oltre che un primordiale istinto omicida. Il Baldo vecchiardo e semprevivo conduttore (è del 1936) aveva invitato la matura Marina Rapa di Moana (nata nel 1941: nel settore del porno sarebbe ampiamente una granny) e Valeria Marrani (del 1967) a discutere di non so che. La somma delle loro età è da capogiro: 183 anni. E per fortuna che la maggiorata è ggiovane. "Sono tutti personaggi popolari - mi sono detto, intimamente riappacificato - da dare in pasto ai tanti vecchi rincoglioniti che guardano la TV, anziché leggere un libro o farsi una partita a tresette".
Il problema è però un altro: che nazione è la nostra in cui migliaia di posti chiave della vita pubblica (ma anche della politica e della cultura) sono tenuti saldamente in mano da persone che odorano di padiglione geriatrico? Persone che in altri paesi europei sarebbero tranquillamente ritirate a vita privata, a godersela? I vecchi conservano perché hanno paura di perdere quello che già hanno; non vogliono certamente mettersi in discussione per creare ciò che ancora non è.
L'effetto? La novità e le idee rivoluzionarie sono state abolite, penso a questo punto per via costituzionale (ci deve essere evidentemente un articolo che mi è sfuggito). Ammazziamoli 'sti vecchi al potere. Facciamo piazza pulita!

lunedì 26 ottobre 2009

Fiumi di parole (tra noi)

Mostra collettiva con 12 artisti, ciascuno con un curatore. Testo per ciascuno artista 2mila parole. Vanno bene anche 12mila battute spazi esclusi: troppe.
Ho cercato di oppormi: francamente mi pare una dimensione leviatanica, tale da scoraggiare anche un lettore motivato. Chi legge infatti i testi dei cataloghi, tanto più se hanno una lunghezza a dir poco vessatoria? Non sembra la lunghezza coincide con maggior lucidità, e poi bisogna sapere dire le cose senza rubare il tempo alla gente, no?
Il responsabile del progetto è inflessibile: dovrò allungare (il che mi mette nella condizione di essere un curatore a cottimo, wow!), un po’ come il cuoco allunga il brodo. Dispiace però che quel testo non sarà un punto a favore dell’artista.
Che fiumi di parole...

venerdì 16 ottobre 2009

I sassolini di Angela Vettese (e le pagliuzze che è meglio non vedere)


Domenicale del Sole dell’11 ottobre. Angela Vettese scrive un pezzo - come sempre molto acuto - per la riapertura della Galleria Civica di Trento. Non manca di manifestare fiducia nel nuovo direttore Viliani, ma non si esime di dare una bordata ad Eccher, "spazzolato via dal Macro di Roma venti minuti dopo l'elezione del sindaco", e che, a sentire la critica, "celebra se stesso appena torna" (si riferisce alla mostra che ripercorre la storia dell'istituzione di cui Eccher fu il primo timoniere). A questo punto avrebbe potuto anche continuare e dire che forse non è etico essere nel contempo presidente di una fondazione a partecipazione pubblica (a Trento) e direttore di una galleria anch'essa pubblica (a Torino). Ci dispiace ma questo però la Vettese non lo ha detto.
Forse, lei che ad esempio nell'ultimo anno - solo a Venezia - è stata direttrice del Corso di Arti Visive, giurata della Biennale, presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa, membro del Comitato scientifico di Palazzo Grassi-Punta della Dogana, sapeva che di conflitto di interessi era meglio non parlare...

giovedì 8 ottobre 2009

Quando l’arte presta il fianco a Beatrice & co.

Se non pensate che in Italia ci sia un rigurgito passatista (antiregressivo? fascista?) nel campo dell’arte contemporanea, forse vi siete persi qualche passaggio. O siete tra quelli che invece, per interessi diretto o per la cura del proprio giardinetto, fingono di non vedere. Perché c’è in atto un vero e proprio attacco populista e di cattivo gusto, oltre che di grande malafede, a chi pratica un’arte che, con differenti sfumature, è ascrivibile alla galassia concettuale.
L’ultimo spunto viene da un articolo per il Giornale di Luca Beatrice, scritto in seguito all’incidente accaduto alla scultura che Lara Favaretto presenterà in occasione della mostra inaugurale della nuova Galleria Civica di Trento. L’accusa è ovvia e non estranea al buon senso: costa un sacco di soldi. Beatrice prosegue nel dire che bisogna essere molto parchi quando si lavora con i soldi pubblici - impossibile non essere d’accordo - e poi spiega che con i 50mila euro spesi per l’opera della Favaretto (altri 110mila li mettono i provati) è possibile fare una mostra intera. Ovviamente dipende dai criteri di opportunità: per lui quell’opera non li vale, per il curatore della mostra sì.
Ma è qui che il curatore del nostro ultimo Padiglione lagunare deraglia buttandola in politica. Tanti dei curatori di sinistra - dice in sostanza - si piccano e si vantano di proporre opere problematico-fighette che il pubblico non capisce. E se qualcuno osa criticare “è semplicemente un cretino o peggio, un reazionario, espressione dell’incultura greve della destra”. E poi continua: “da quando l’arte contemporanea ha avuto la pretesa di dialogare con lo spazio, uscendo dal comodo rifugio delle gallerie e dei musei, i guai si sono moltiplicati all'ennesima potenza”.
Ha ragione Beatrice. Molta della pittura che lui ha proposto (anche alla Biennale, in maniera quasi vergognosa poiché non rappresenta lo stato della nostra ricerca) ha il vantaggio di non rompere le palle con inutili ambizioni di pensiero e si limita a decorare le pareti delle case. Con l'arte si diano risposte al pubblico, magari a senso unico, e non si facciano domande da sapientini di sinistra. È da un po’ che lo sta ripetendo, anche con la benedizione del ministro Bondi.
Una cosa però mi sta a cuore. Curatori e critici che non la pensate come Beatrice: siate intellettualmente ambiziosi, ma centellinate ogni euro del vostro budget senza farvi prendere la mano. Combattete e siate moralmente inattaccabili. Bisogna evitare di prestare ancora la schiena a quelli che odiano l’arte che pone problemi e domande. A coloro che sostanzialmente hanno teorizzato la figura del curatore-puttana ma si sono ora miracolosamente riverginati da fustigatori del costume.

martedì 6 ottobre 2009

L'olimpica Venezia


Un occasione imperdibile: fare le Olimpiadi del 2020 nel triangolo Venezia-Padova-Treviso. Queste le parole di Massimo Cacciari, che evidentemente pensa alla manifestazione come (ultima?) occasione per dotare di infrastrutture la città lagunare e al suo hinterland sulla terraferma. Ma la città sarà in grado di reggere il peso di un simile evento?
Lo sarebbe se uscisse dalla logica conservativa dallo stesso Cacciari sostenuta (vi ricordate il sue folle motto sulla ricostruzione della Fenice, "Com'era, dov'era"?), se definitivamente diventasse un città moderna ed europea, non una Disneyland sull'acqua con alberghi carissimi in cui bisogna stare attenti a non farsi truffare da bar, ristoratori & co. No, non ha senso diventare olimpiche se non cambia la mentalità da bottegari che ti vogliono fottere o da intellettuali che guai a toccare qualcosa. Se non si costruisce anche urbanisticamente qualcosa di nuovo, come ad esempio una metro cittadina o un qualsiasi altro efficiente sistema di trasporti. Se non si diventa non tanto moderni, ma contemporanei.
Fa strano che questa proposta venga da Cacciari, ma il narciso sindaco filosofo sa fare bene i conti, anche sulla propria poltrona. Per una volta sono d'accordo con lui, ed è perfino d'accordo il governatore Galan.
Si sottragga questa città da soprintendenze dal soffocante giogo della storia e si decida di abbracciare il mondo nuovo che dovrà venire.

domenica 4 ottobre 2009

Il Pomodoro di Briatore ed il suo gusto


Ho letto un bel pezzo sull'ultimo Venerdì di Repubblica, firmato da Gianni Barbacetto, che racconta l'avventurosa vicenda di Flavio Briatore (anche dal punto di vista dei rapporti con la giustizia e delle sue frequentazioni di persone di ambienti non certo raccomandabili). Ma la cosa che mi ha colpito di più - e che ho appreso con un certo sconcerto - è che Briatore è considerato urbi et orbi un arbiter elegantiarum. D'altro canto sono note le sue amicizie nel settore della moda e del lusso. La sua immagine è quindi quella del ricco dal gusto raffinato e seducente, del "mannaggia a lui magari ce lo potessimo permettere pure noi!"
A conferma di questo c'era un'immagine del trendyssimo Flavio nazionale, in una delle sue dorate magioni in stile impero in uno dei quartieri cool di una delle città più glamour del mondo, con una bella palla sul tavolino. Fantastica, sarà tutta d'oro. Una di quelle opere di cui parla Bonami (a dir il vero facendo casino, ma almeno ci si diverte) nel suo Lo potevo fare anch'io.
Che il Bria sia un ennesimo Trimalcione? Personalmente non ho dubbi.

mercoledì 30 settembre 2009

Contro l'immobilità del Bene Culturale

Si può a discutere a lungo su quale definizione dare al Bene Culturale. Ce ne sono svariate, ognuna con una sfumatura che permette di sottolineare un aspetto o un punto di vista particolare. La cosa che più mi sta a cuore è però una concezione arcaicamente antieconomica che sembra abitare il nostro Paese: il fatto cioè, che essendo bene "supremo" sia in qualche modo indisponibile a fruttare e vada solo difeso o protetto. Mi spiego meglio.
Se ho un magnifico cratere a figure rosse del III sec.a.C. che non riesco ad esporre o non ho la forza per informare le persone che c'è e che merita di essere visto, è meglio che lo affidi (con tutte le garanzie del caso) ad un museo estero che riesce a farne una meta turistica. A chi giova avere i musei vuoti e le opere indisponibili?
Nonostante le tante contestazioni, hanno infatti fatto bene i responsabili del Louvre a prestare alcune delle loro opere ai pacchiani arabi mediorientali. Oppure continuiamo a sprecarlo il nostro oro, come raccontava il bel servizio di Rai 3 di domenica scorsa?
Qui non ci arriveremo mai. Troppi sacrari da abbattere, una cultura passatista e antimanageriale da prendere a martellate. Mentre continuano a languire tesori nei nostri forzieri...

martedì 29 settembre 2009

Public art & public fart


C'è spesso un abisso di valore nelle opere e negli interventi di public art che ho visto in giro. Devo confessare che molti di quelli che ho visto nelle varie città fanno schifo, sono retorici, tronfi, didascalici. Non è facile infatti trovare lo spazio per l'arte nel sovraffollato contesto urbano.
Essenzialmente mi pare che solo quelli che funziono bene anche altrove (e cioè in galleria o al museo) sono i migliori, il che, a dirla tutta, ne motiverebbe una certa inutilità della collocazione. Le opere cioè devono restare tali a prescindere dal fatto di essere messe sulle strade o sui palazzi. Quelle interessanti, ovunque si mettano, rimangono tali.
Tutto il resto è noia, mi pare.

domenica 27 settembre 2009

Ratzi sgamato a copiare!


Il Papa è stato in visita a Praga e ha fatto ieri il suo bel ragionamento spiegando che “il comunismo è basato sulla menzogna”. Certo, non ha torto se si riferisce alla dittatura, ma ogni dittatura ed ogni potere assoluto sono inevitabilmente costruiti sulla menzogna. Dove sta la novità?
Comunque ti abbiamo sgamatoRatzi, sappiamo da chi hai copiato quel discorso! Vi ricordate chi ha incontrato il Pontefice in aeroporto a Roma? È proprio lui… Caro Papa, certo che però potevi almeno evitare di copiare proprio dall’ultimo della classe…

venerdì 25 settembre 2009

Eurostar


Aiuto. Non ne posso più. Trenitalia anche oggi mi ha massacrato: ritardo di due ore, treno soppresso in corsa (pindarico giro di parole in burocratese ferroviario per dire che ci hanno fermati e costretti a prendere un altro convoglio). So già la risposta quando chiederò il rimborso: “le cause non sono imputabili a nostra colpa”. Oppure “il risarcimento è dovuto solo nel caso in cui avesse prenotato sei mesi fa su internet pagando in anticipo e lasciando sua madre in cauzione”.
Per fortuna che almeno questa volta urlerò io. E non più quei bambini deficienti, figli di genitori deficienti, che mi hanno rotto le scatole per tutto il viaggio in treno, piangendo e parlando ad un tono di voce folle. Voglio andare in Germania.

lunedì 21 settembre 2009

Montesquieu e San Gennaro


«C'è infatti un altro mago [...]. Questo mago si chiama il Papa. Egli riesce a far credere che tre e uno sono la stessa cosa, che il pane che si mangia non è pane o che il vino che si beve non è affatto vino, e mille altre cose di questo genere».*
Dimenticava il buon barone l'ampolla col sangue di San Gennaro, agitata dagli arcivescovi napoletani tre volte all'anno col vigore con cui un adolescente mascolo trova il proprio solitario piacere.
Che bravi però, i maghi che praticano dentro le chiese.

*C.L de Montesquieu, Lettere persiane, tr. it. di G. Alfieri Todaro-Faranda, Milano, Rizzoli, 1984.

sabato 19 settembre 2009

Hitler, la madre di dio e i cani che abbaiano


Tutti d'accordo a Verona. Il vescovo, il rabbino capo, il sindaco Tosi: "Quell'opera è blasfema". Il colpito della scomunica è Giuseppe Veneziano, colpevole di avere presentato ad ArtVerona un olio in cui la madre di dio è in compagnia non del consueto bambino ma di un piccolo Hitlerino in divisa.
Apriti cielo, polemica automatica e vai col liscio. Ovviamente, tutti concordi, i religiosi che abbaiano dal loro pulpito e pure il rottweiler leghista che guida la città. Zum pa pà, zum pa pà!
Non entro a discutere sul valore artistico dell’opera, ma in un paese normale avrebbe semplicemente fatto ridere per il contenuto irriverente o aprire un dibattito sul ruolo della Chiesa nel periodo nazista (anzi caro vescovo, perché non ne parliamo?). Avrei confidato qualche risata anche da parte della comunità ebraica, che invece troppo spesso è attenta quasi solo a custodire i segni della persecuzione subita.
Bello, bellissimo. Almeno ridiamo noi, di tutti. E di gusto.

mercoledì 16 settembre 2009

Porca a porca


Chi pensa che l'Italia sia uno stato dove non vige la libertà di stampa si sbaglia. Innanzitutto per la presenza del mercato, grazie a cui evidentemente ci sono interessi divergenti, non essendo in una condizione di monopolio. E poi perché ci sono intellettuali e giornalisti con la schiena molto più dritta di quanto vogliano farci capire il nano coi tacchi che quotidianamente scatarra dal pulpito televisivo.
Il problema piuttosto sono situazioni di monopolio -ne parla gustosamente anche Grasso sul Corriere- come quelle indotte dall'ignobile show di Porca a porca di ieri sera (magistralmente diretto dall'imenottero aquilano della Rai), per il quale si è preventivamente bloccato il palinsesto televisivo di emittenti pubbliche e private per dare un pubblico in pasto all'unto del signore. Un bel tentativo di indurci, quanto meno televisivamente, al pensiero unico, no?
L'Auditel ha dato torto al prosseneta marsicano e pure al miglior primo ministro sin dall'Unità d'Italia, battuti fragorosamente anche dalla fiction e quasi anche da un vetusto Dirty Dancing. Godo come un riccio.

martedì 15 settembre 2009

Narcisi critici di se stessi


Ho scritto di un progetto fotografico in cui c'è pure un mio ritratto. Non sono riconoscibile, e questo mi consola, dato il fatto che la foto è stata utilizzata per una campagna promozionale: si tratta di Comodamente, un festival culturale. Forse deontologicamente non è il massimo, ma talvolta bisogna pure essere nelle cose, ravanare nel magma e sudare insieme alle persone, senza fingersi distaccati investigatori dell'altrui verità. D'altro canto ABO dei migliori tempi docet, e conviene che tutto questo lo si impari.
Basta con i fighetti che si vantano della loro esimia sapienza ricercando approvazioni per il loro narcisismo distaccato. O si ama o si odia (o si è indifferenti): non nascondiamoci dietro le parole con alchimie verbali.
E viva la critica militante. Quella di qualità -non la mia, certo- per cui si rischia anche di bruciarsi il culo mostrando la propria faccia.

sabato 12 settembre 2009

Comodamente festival


Sto lavorando come un pazzo per un festival di cultura contemporanea, si chiama COMODA_MENTE, a Vittorio Veneto. Lavoro duro, ospiti, volontari, casini da sistemare. Ma il pubblico c'è e fa coraggio. Si può perfino tollerare di dormire 4 ore per notte. Fanculo chi non crede alla cultura in questo paese!

mercoledì 9 settembre 2009

Mike Bonanotte

Mr. Quiz non c'è più. Pace all'anima sua, condoglianze e tutto il resto. Ora cominceranno le celebrazioni. "Quanto bravo era...", "ma perché non l'hanno fatto senatore?", si sentirà dire. Aiuto. La sua figura occupa un posto sproporzionato in Italia, essendo lui l'incarnazione del nazional-popolare che ha trionfato sulla possibilità di fare della televisione d'intrattenimento che non fosse da gente decerebrata (e naturalmente la sua figura è centrale nella nascita del modello culturale delle TV di Berlusconi, che il servizio pubblico non ha opportunamente contrastato). Il modello è quello che si possono fare i soldi, ma soprattutto realizzare i propri sogni, rispondendo a quiz cazzate micidiali, risolvendo rebus o semplicemente adoperando i pannolini marca vattelappesca per contenere la cacca e le abbondanti pisciatelle del proprio neonato. Wow, ho i brividi. Allegria! e Santo subito.


lunedì 7 settembre 2009

Se il comune graffita i muri


Ne hanno parlato in molti (tra cui il Guardian) dei graffiti di Banksy situati in uno dei sobborghi di Londra che la municipalità ha pensato di smaltare. Lui è uno dei più grandi street artisti ora in circolazione, eccetera eccetera. L'opera in questione non era male e qualcuno, per ecco di zelo, ha ordinato agli operai del comune di cancellarla passandoci sopra della vernice nera. Insomma il Comune è diventato il graffitaro che ha rovinati un contesto urbano di decoro.
Poco male, ma ogni tanto è bello pure che si ribaltino i ruoli. E poi, magari proprio su quel muro, Mr.Banksy potrebbe rispondere...

domenica 6 settembre 2009

Calalascure su Calatrava


L'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha emesso ieri una sentenza nella quale si giudica "non pienamente funzionante" il ponte progettato da Santiago Calatrava per Venezia. In maniera particolare, per il collaudatore vi sarebbero "una serie di riserve affatto secondarie sulle condizioni di sicurezza in esercizio dell'opera, tanto da non potersi escludere anche interventi tempestivi per ripristinare i livelli di sicurezza minimi della norma". Beghe insomma, e vedremo se il Comune - che fortemente ha voluto che questa opera venisse realizzata - lascerà perdere o affilerà le armi.
Nella pratica il ponte risulta molto bello, ma sostanzialmente inopportuno in un contesto in cui non mancano le emergenze architettoniche. Il buono spunto (che avrà difficoltà ad essere imitato in un paese in cui le Soprintendenze sono un cancro per lo sviluppo di un architettura e seria e adeguata ai tempi) è che in un contesto storico sedimentato si può intervenire con del nuovo.
Per il resto - ma il mio è un commento soggettivo da utente - è angosciante fare quel ponte, dato che gli scalini hanno porzioni traslucide alterate ad altre opache che ingannano la vista, e poi, poichè il progetto è stato pensato le dimensioni della pedata non costanti costringono a guardare continuativamente a terra. Manca insomma quella euritmia che è caratteristica dei ponti veneziani, mentre si avverte chiaramente l'impatto della tecnologia e dei nuovi materiali.
Speriamo invece che sia l'occasione per un po' di dibattiti sul futuro dell'architettura...

giovedì 3 settembre 2009

Alzarsi al mattino

Una mostra con budget zero, ma francescana solo economicamente, non certo nelle idee. Le opere incrementano, lentamente, nel deposito. Il trasporto di più di qualche opera l'ho fatto di persona o con l'aiuto di amici. Qualche opera sarà portata nei prossimi giorni direttamente dagli artisti, per le altre mi daranno una mano i galleristi. E tutti collaborano, in un clima che non avrei detto possibile. Chi si è offerto di fare le foto, chi il sito, chi di stampare la brouchure.
Anche nelle ristrettezze è un piacere lavorare così. Queste sono le cose per cui vale la pena alzarsi al mattino.

martedì 1 settembre 2009

Il topo che si pappa l'Uomo Ragno

E' notizia di stamattina che la Disney ha acquistato la casa di produzione Marvel. Topolino insomma si mangia l'Uomo Ragno, Iron Man e i Fantastici quattro in un sol boccone e si candida in una posizione mondiale ancora più elevata di gestione di contenuti d'intrattenimento. Il che sarebbe solo economia, se non avessero a che fare con l'immaginario di una buona porzione di Occidente.
Che dite? Tiriamo fuori del formaggio e proviamo a catturare il topastro?
Forse forse però il problema vero siamo noi. Ma che immaginario abbiamo con sorci, paperi e uomini aracnoformi?

lunedì 31 agosto 2009

Elezioni, erezioni (e la carne fresca)


La crisi economica è di solito una delle difficoltà su cui cadono partiti e governi. E' capitato negli Stato Uniti un anno fa (anche se c'era in più il fenomeno Obama), in Giappone la scorsa settimana, in Germania oggi con le elezioni di alcuni dei più popolosi stati federali. Capiterà pure in Regno Unito - è quasi certo - e forse in Spagna. Indipendentemente dal colore, se le cose vanno male e la gente perde il posto di lavoro, quando si aprono le urne qualcuno finisce a casa.
Per fortuna qui da noi la crisi non c'è. Il paese funziona, è moderno, ed l'unico problema che potrebbe sorgere è la cena col vescovo o la mancata erezione del Grande Condottiero. Ma non preoccupiamoci, a Palazzo Grazioli la carne, oltre di essere di prima scelta, è freschissima.

giovedì 27 agosto 2009

Dromologia liquida



Sto lavorando a più cose - tre mostre, un festival - contemporaneamente. Il che è assolutamente appagante per gli stimoli che possono venire, dato che le idee buone spesso nascono dall'incoerente rincorrersi di spleen e confusione. Il problema è la velocità folle con cui proposte e controproposte si sormontano, e bisogna nel contempo trattenere il fiato ma liberare la mente. Ed ovviamente non si può mollare.
E' una continua lotta tra una struttura che deve rimanere in piedi ed una flessibilità che costringe ad essere liquidi. Insomma il più classico derby postmoderno tra pensatori, Virilio-Bauman...

lunedì 24 agosto 2009

Boltanski e il diavolo

Christian Boltanski ha stretto un patto con il diavolo. Così almeno pare se le dichiarazioni rilasciate in un’intervista a Le Monde corrispondono al vero. L’artista francese infatti si appresterebbe a farsi filmare continuativamente (anche nella propria intimità) per i prossimi otto anni, cedendo le immagini della propria vita ad un miliardario australiano che le potrà vedere, in diretta, e senza la possibilità di registrarle. In questi otto anni Boltanski - che ormai ha 65 inverni sulle spalle e quindi un’aspettativa di vita non più infinita - riceverà un vitalizio, mentre il premio dell’assicurazione sulla sua vita andrà al miliardario in caso l’artista muoia prematuramente (in forma di risarcimento per la mancata prestazione), o resterà all’artista nell’ipotesi contraria.
Inevitabilmente è una scommessa in cui Boltanski mette sul piatto la sua intimità e la sua paura della morte (che sembra esorcizzata da questo atteggiamento ludico e di sfida), mentre il miliardario semplicemente denaro e volontà voyeuristica spinta al limite dell’audacia.
È impossibile fare previsioni su chi la spunterà. O forse, è tutta un’invenzione macchinata dall’artista francese. Il diavolo però ci ha messo la coda…

domenica 23 agosto 2009

Quando l'artista diventa Tiresia


Ne è uscita un bel po’ di caciara per Rimbalza il clandestino, il giochino che quei bontemponi della Lega Nord hanno messo nella loro pagina Facebook. Si tratta di una piccola applicazione con cui ci si diverte a respingere in mare alcuni di quei tanti sventurati che rischiano la vita per attraversare il Mediterraneo e sfuggire a guerre e miseria.
I militanti della Lega evidentemente ignoravano che Antonio Riello, dieci anni fa, avesse realizzato Italiani brava gente, un videogioco in stile arcade in cui si sparava contro gli albanesi che sbarcavano in Puglia per occupare il nostro suolo e commettere qui i reati più spietati (l’intento era ovviamente critico nei riguardi dell). È proprio vero che la realtà supera i gran lunga l’immaginazione, anche quella degli artisti…

venerdì 21 agosto 2009

Tenete duro


Non sono bastate le bombe e i colpi di mortaio dei Talebani per fermare le elezioni afghane. Certo in molti punti del paese la popolazione forse non voterà per le minacce dei guerriglieri, ma vedere donne e uomini in fila per votare dimostra il coraggio di questi piccoli eroi che non si prostrano alla violenza e alla sopraffazione. E ancora una volta dimostra come il pericolo e la paura non siano in grado di fermare il desiderio di democrazia, almeno dove questa non sia compiuta.
Coraggio. Il mondo, ma anche la storia, è dalle vostre parti.